La professionista e la donna

La professionista e la donnaQuando viene chiesto di presentarmi un dubbio mi attanaglia quasi sempre: viene prima la donna o la psicologa? Potrebbe sembrare una domanda banale, ma in realtà non è così. Le mie esperienze di vita e professionali mi hanno portato a capire che il mio modo di pensare, di lavorare e di vivere, molto spesso sono un tutt’uno, si intrecciano l’uno nell’altro e ciò a volte può rappresentare una grande risorsa ma anche un vincolo.

La scelta di diventare psicologa è avvenuta negli anni del liceo, quando spesso mi chiedevo come mai le persone pensassero e agissero in un determinato modo.

Ho capito successivamente che affrontare questa professione è molto diverso dal cercare di capire cosa la gente pensa o il motivo per cui compie precise azioni.

Frequentando la scuola di specialità in Psicoterapia Sistemico-Relazionale e lavorando su me stessa e sulle mie motivazioni di formazione è emersa poi la reale e complessa consapevolezza di cosa comporti essere e diventare psicologa.

Lavorare come psicologa e psicoterapeuta significa riuscire a dare risalto alle risorse delle persone, anche laddove sono presenti dei vincoli, sia di ordine emotivo sia strutturali e di personalità. Occuparsi delle persone vuol dire con-porre una relazione con loro, vuol dire allearsi per cercare di trovare insieme nuove e più efficaci strategie per affrontare le difficoltà e le sfide che la vita ci presenta, sia in ambito privato sia in ambito professionale.

Uno psicologo è un professionista che può aiutare la persona che lo cerca a vedere la realtà da altri punti di vista e da differenti angolazioni, a “complessificare” la realtà, a leggere gli avvenimenti accaduti o che si stanno succedendo in diverse forme, a “ribaltare” la visione del problema, dando anche una connotazione positiva alla situazione.

Il compito principale di ogni psicologo dunque dovrebbe essere rimettere in moto la possibilità di riflettere, di pensare: come quando si rimescola un mazzo di carte: l’ordine cambia, ma le carte da gioco sono le medesime.

Il cambiamento avviene sempre dall’interazione con l’altro, dalla terapia: perché la terapia è come una danza, con dei ritmi, dei passi e dei turni, una coreografia che si costruisce insieme.


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